Capodanno, festa memorabile o eterno fardello? Sarà perchè sto iniziando ad invecchiare, oppure perchè mi sono semplicemente stancata di spendere soldi in veglioni mediocri e disorganizzati, ma sono ormai un paio d’anni che la mia idea di capodanno equivale ad un viaggio all’estero.

Insomma, se devo proprio spendere una somma da capogiro per una notte, almeno voglio farlo per bene e vorrei assicurarmi un’esperienza indimenticabile e non l’ennesimo disappunto. In questo, a mio parere, un viaggio non fallisce mai. Così quest’anno ho radunato i miei amici più stretti che sono volati da ogni parte d’Europa e qualche vestito caldo (dopo la Finlandia, questo non è più un problema) e sono partita alla volta di Varsavia, in Polonia.

I festeggiamenti per il nuovo anno sono stati esattamente come un gruppo di ventenni li desidera: divertenti, affollati, sicuri e incredibilmente economici.

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Una volta spente le stelle filanti, è poi impossibile non godersi la città quando è stata deliziosamente addobbata per Natale in un tripudio di luci che sbalordiscono adulti e bambini.

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Affittare una casa a Varsavia, la capitale, è tanto facile quanto economico: un appartamento per sei persone nella Città Vecchia si può trovare per 15/20 euro a notte. La vita in generale è molto più economica che in Italia e anche il cambio al momento è favorevole (1 euro è circa 4 zloti, la moneta locale). Varsavia è quindi una destinazione perfetta per una vacanza interessante e a basso costo.

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Interamente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, Varsavia si presenta come una città bella ma a tratti molto triste. I colori caldi delle costruzioni antiche con i tetti rossastri si mescolano con tanti riferimenti al difficile passato che ha avuto la Polonia, dall’occupazione tedesca fino all’annessione come paese satellite dell’URSS. I tanti eventi politici che sono rimasti indelebili nella storia di questo paese sono ricordati ovunque per la città: dal memoriale del ghetto ebraico bombardato, alle sinagoghe rase al suolo e poi sostituite con moderni grattacieli, dalle statue in nome dei coraggiosi rivoluzionari che sono morti per combattere il nemico fino al palazzo già odiato dalla vecchia generazione polacca, il Palazzo della Cultura e della Scienza.

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Il monumento che più di tutti mi ha stupito è stato proprio l’ultimo, soprannominato in maniera vezzeggiativa come “la torta nuziale russa” o “il regalo di Stalin”. Il Palazzo della Cultura e della Scienza è stato infatti fortemente voluto da Stalin, quando la Polonia aveva chiesto aiuto alla Russia per ricostruire le sue città completamente rase al suolo dalle forze naziste. Questo “regalo” è costato non poco al governo polacco: ultimato nel 1955, i primi veri guadagni iniziarono solo nel 2010, anno in cui ogni debito fu saldato e gli incassi poterono essere finalmente considerati profitti.

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Per i polacchi che quel palazzo lo hanno visto erigere con i loro occhi, esso rappresenta tutto il male e le sofferenze passate in quegli anni. In fondo, cosa se ne faceva un cittadino comune di un polo culturale e scientifico all’avanguardia quando tutte le case erano distrutte e non aveva nemmeno i soldi per ricominciare i lavori? Per capire ancor meglio questo sentimento aspro, guardate pure qui sotto come appariva il Palazzo della Cultura e della Scienza subito dopo la sua ultimazione.

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Varsavia è un ottimo connubio tra modernità, con tanto di grattacieli e centri di ricerca all’avanguardia, e storia. Spostandosi con la metro dal centro alla Città Vecchia, una volta lasciati i palazzi di vetro alle spalle si può ancora respirare l’atmosfera tipica degli antichi paesi del Nord Europa, con le facciate dei palazzi dai mille colori e i tetti a punta che fanno da contrasto con il cielo bianco, carico di neve. Il tutto da godersi passeggiando e sorseggiando vin brulé bollente, che riscalda e lascia nell’aria un delicato profumo di arancia.

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Non mi resta quindi che spronarvi ad andare alla scoperta di questo paese meraviglioso, molto spesso troppo sottovalutato, e di augurarvi un buon anno nuovo. Il mio proposito per questo 2017? Tornare a scrivere un po’ di più 😉

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