Siccome credo che uscire ogni tanto fuori dalla propria comfort zone sia fondamentale per crescere e per ampliare i nostri orizzonti, esattamente un mese fa ho deciso di esplorare un mondo a me sconosciuto: quello del Romics.

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Per chi non lo sapesse, il Romics è una fiera sul fumetto che si tiene due volte l’anno a Roma, quattro giorni ininterrotti di spettacoli ed eventi. Dire che riguarda esclusivamente il fumetto mi sembra riduttivo: abbraccia non solo il mondo dei comics ma anche quello dei videogiochi, del cinema, dei cartoni animati e delle anime giapponesi, dei manga e della televisione. Importanti case editrici e collezionisti arrivano da ogni parte d’Italia per prendere parte alla manifestazione, così come le tante persone comuni che decidono di lasciare la loro vera identità a casa per passare un giorno nei panni del loro personaggio preferito: il cosiddetto cosplay. Per quel preciso weekend non si è più Mario Rossi da Pescara, ma Thor, un personaggio della Disney o un protagonista di un telefilm.

Dal 2001 (anno della prima edizione) ad oggi, il Romics è cresciuto in maniera esorbitante. Da un solo appuntamento annuale, quello di ottobre, il successo riscosso ha portato gli organizzatori a raddoppiare l’appuntamento anche ad aprile. Per darvi un’idea di quanto sia frequentato, proprio l’ultimo tenutosi quest’anno ha battuto il record di presenze: 180.000 visitatori, 30.000 in più rispetto alla scorsa edizione. Crazy, eh?

Adolescenti e cinquantenni, uomini e donne, single e famiglie al completo, da soli o in compagnia, appassionati o curiosi chiaramente estranei al mondo del fumetto: il Romics fa impazzire tutti e me ne sono resa conto non appena ho varcato l’entrata della Nuova Fiera di Roma, il polo della capitale che ospita l’evento. Anzi, l’ho capito ancor prima, quando studiavo la diversità delle persone che erano in treno con me. Nel mio vagone, pieno di parrucche color acquamarina, vestiti merlettati e trucchi eccentrici, si sentivano accenti del nord e del sud, madri che rimproveravano i figli con fermezza e ragazzi che si lamentavano della loro professoressa di chimica, bambini che piangevano e uomini di mezza età che parlavano con la loro voce profonda e distinta.

Quando si entra nella fiera, sembra di entrare in un mondo parallelo dove ognuno è chi sceglie di essere, un posto dove ci si consiglia, si parla di ciò che appassiona e si creano nuove amicizie. Con in sottofondo le musiche tipiche dei cartoni animati giapponesi, si passeggia per i corridoi esibendo i propri costumi, che siano super elaborati o arrangiati il giorno prima non ha importanza.

Osservando le persone e scambiando due chiacchiere con alcune di loro, mi sono resa conto che non sono solo gli appassionati di fumetti che si ritagliano due weekend l’anno per venire a Roma o che semplicemente si mettono in macchina per attraversare la città. C’è chi aspetta tutto l’anno e spende 300 euro per un costume su misura e chi invece ammette (alzando gli occhi al cielo disperata) di aver improvvisato il kimono con la tenda di casa giusto per far felice il marito. C’è chi cambia cosplay ad ogni edizione e chi invece lo ricicla ad anni alterni (in tempi di crisi bisogna arrangiarsi).

L’atmosfera è così amichevole e rilassata che anche chi si guarda intorno rapito dai colori e dalle strane maschere a lui sconosciute, non può non restarne affascinato. Io, che appartengo senza dubbio a questa categoria, nonostante mi fossi calata per l’occasione nei panni di Eva Kant (uno dei pochi personaggi che conosco), non mi sono sentita fuori posto nemmeno un secondo. Guardavo quei cosplay a cui non sapevo neppure dare nome e mi immaginavo le persone sotto quelle maschere, pensando a come poi il giorno dopo sarebbero ritornate alla loro ventiquattrore o sul treno delle sette che li avrebbe portati al liceo. Da Superman a ragazzo comune nel giro di dodici ore, da padre di famiglia a Gandalf in tre.

Eppure credo che il bello del gioco sia proprio questo: l’idea che tutti possono essere tutto, senza regole o restrizioni. Perché come mi ha detto un Jack Sparrow leggermente allegrotto subito dopo avermi lasciato un bacio sulla guancia “Questo conferma quello che dico sempre: il Romics è adatto a tutti”. Non potrei essere più d’accordo, mio caro Jack.


Revisore: Giorgia Giometti
Un grazie speciale a Bryan Di Brisco, la mia guida nel mondo del Romics.

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