YouTube è spesso associato ai video musicali, ai trailer cinematografici o ai moderni vlogger/ beauty guru. Insomma, contenuti legati al tempo libero e al relax. Tuttavia questa approssimazione non potrebbe essere più sbagliata, visto che sul Tubo ci sono video di diverso genere che possono essere soggettivamente più o meno utili. Che ci crediate o no, da Youtube si può anche imparare qualcosa. E no, non sto parlando (solamente) del perfetto smoky-eyes.

Irene Facheris, conosciuta su YouTube come cimdrp, è una delle tante ragazze che tutte le settimane si mette dietro una videocamera per registrare video per il suo canale. Ma Irene non parla di trucco, né di videogames o di shopping. Irene è una youtuber che parla di femminismo. E se questa affermazione vi fa accigliare, probabilmente avete bisogno di leggere questo articolo fino alla fine.

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Il canale di Cimdrp tratta tematiche legate, tra l’altro, alla discriminazione di genere e di orientamento sessuale con lo scopo di “creare cultura insieme”. La rubrica Parità in Pillole è infatti un appuntamento settimanale dove si discute di un argomento specifico (che sia lo stupro maschile, la coppetta mestruale, la masturbazione o un CD di Beyoncé) con l’obiettivo di dare spunti di riflessione e approfondimenti sul tema scelto. Insomma, Irene è una ragazza che parla ai ragazzi in maniera semplice e spesso divertente, ma mai superficiale.

Tuttavia, oltre ad essere una youtuber, Irene è anche la fondatrice di Bossy, un progetto online dove si può interagire e raccontare le proprie esperienze, ma anche discutere di serie TV e letteratura. Il tutto, ovviamente, legato dal filo rosso della parità.

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Ultimamente mi sono molto avvicinata a queste tematiche e ho deciso di volerne parlare anche qui su Indaco&Cannella, che se vogliamo è un po’ lo specchio dei miei pensieri. E qual è il miglior modo di farlo, se non lasciare che sia Irene stessa a parlare?

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F: Cosa ti ha spinto in primo luogo ad interessarti di parità tanto da intraprendere degli studi universitari indirizzati anche verso questo tema?
I: L’esperienza diretta. Avendo un canale YouTube da tanti anni, mi sono resa conto di una cosa: i commenti che arrivavano sotto i miei video non erano minimamente paragonabili a quelli che ricevevano i miei colleghi maschi. Se un ragazzo fa un video che non piace, gli utenti commentano il video o le sue capacità (es. “il tuo video fa schifo”/“non sei capace”), se si tratta invece di una ragazza, i commenti riguardano lei come persona e i giudizi morali che non ha chiesto (es. “sei un cesso”/“sei una troia”). Mi ero stancata di vedere questa dinamica senza sapere come affrontarla, ed ho cominciato ad informarmi e studiare.

F: Da cosa nasce l’idea di Parità in Pillole?
I: Da un bisogno evidente: non si parla ai ragazzi di parità, di femminismo, di rispetto. Nessuno si prende la briga di parlar loro di certi temi, sicuramente poi nessuno lo fa usando il loro linguaggio. Il mio è il tentativo di colmare un gap e spero di starci riuscendo!

F: Più volte è uscito fuori nei tuoi video che il termine ‘femminismo’ riscuote freddezza ed esitazione nelle persone. Perché credi sia così?
I: Per due motivi fondamentali. 1) le persone non guardano il dizionario, perché basterebbe quello per capire che il femminismo non è il contrario del maschilismo. E 2) perché molte donne si dicono femministe mentre invece sono misandriche, vogliono effettivamente solo donne al potere e non perdono occasione per denigrare il genere maschile. Siccome è un punto di vista che fa scalpore, è anche quello che riceve più attenzioni, e alla fine la gente pensa che femminismo voglia dire quello. Non è così!

F: Sul dizionario c’è una definizione ben precisa del termine ‘femminismo’. Ma cosa significa questa parola per te?
I: Significa occuparsi di persone, indipendentemente dal loro genere, orientamento sessuale, etnia, credo religioso, cultura di appartenenza etc. Significa impegnarsi per lasciare un mondo migliore.

F: Cosa rispondi a chi dice che il femminismo non serve più perché le donne hanno ormai ottenuto il diritto di voto?
I: Di farsi una cultura. Di andare a leggere di slut shaming, victim blaming, gender pay gap, stealthing, body shaming… La parità non passa solo dalle urne.

F: E’ vero che su YouTube si possono trovare video di diverso genere, ma una youtuber che parla esclusivamente di temi così importanti è piuttosto inusuale, soprattutto perché questa piattaforma è comunemente usata per rilassarsi nel tempo libero o per ascoltare musica. Perché hai scelto proprio YouTube?
I: Perché è qui che passano il tempo i ragazzi, perché questo è il canale utilizzato dal mio target di riferimento. Se vuoi che un messaggio arrivi a certe persone, non puoi aspettarti che siano loro a venire da te spontaneamente, almeno non subito. E poi la modalità video è una modalità nella quale mi trovo a mio agio, oltre ad essere secondo me potentissima per mandare messaggi.

F: Come fai a trattare argomenti che per molte persone possono essere piuttosto ostici senza però mai risultare pesante? Qual è la linea da non sorpassare tra l’essere una ragazza che fa cultura piuttosto che una noiosa dispensatrice di sermoni?
I: SPERO di non risultare mai pesante, in realtà! Credo che il segreto stia nel non dimenticarsi a chi stai parlando. Ho 27 anni, abbastanza per essere presa sul serio ma non così tanti da non ricordami cosa mi piacesse a 14. Finché il mio obiettivo sarà “voglio che tu capisca” e non “voglio che tu veda quanto sono brava”, probabilmente funzionerà. Il rischio è di farsi prendere troppo dal narcisismo e creare contenuti che piacciono tantissimo a te, ma che non guarda nessuno perché non stai usando il linguaggio del tuo pubblico.

F: Perché una donna che parla di femminismo è più credibile di un uomo? E perché secondo te molte donne quasi deridono gli uomini che dichiarano di essere femministi?
I: Non credo che una donna sia più credibile, credo abbia un punto di vista molto forte e per alcune cose più preciso. Ma come sarebbe più preciso un uomo nel parlare di machismo, lo vive sulla sua pelle. E le donne che deridono gli uomini femministi non hanno idea dell’autogol che stanno facendo. Il primo errore che fanno alcune donne è pensare che il femminismo sia solo per donne.

F: Hai recentemente pubblicato un video dove spieghi ai ragazzi come fare per chiamarti a parlare nelle loro scuole, il tutto ovviamente chiedendo una retribuzione. Perché credi che questo ultimo lato abbia infastidito molte persone?
I: Ha infastidito chi non ha chiaro il concetto di lavoro, ma non sta a me spiegare che tempo e competenze vanno pagati. Io regalo moltissimi contenuti, tutto ciò che c’è sul mio canale YouTube è fruibile gratuitamente. Quando invece si tratta di preparare un incontro, prendere la macchina, fare benzina, pagare il casello e non fare altri lavori per quel giorno perché sei impegnato in una scuola, beh… Mi sembra ovvio che si tratti di lavoro e dunque vada retribuito. È una cosa tristemente italiana questa vergogna del denaro, ma non c’è nulla di più nobile del guadagnare soldi onestamente.

F: Per chiudere questa intervista voglio rifarmi al titolo del libro di Chimamanda Ngozi Adichie “Dovremmo essere tutti femministi”, che hai più volte raccomandato e che è stato anche usato da Beyoncé in una delle sue canzoni. Perché, secondo te, dovremmo essere tutti femministi?
I: Perché il femminismo ha come obiettivo quello di migliorare la vita degli esseri umani… chi può dirsi contrario?

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Se sono, o meglio siamo, riuscite a convincervi, non perdetevi il prossimo appuntamento con Parità in Pillole e sbrigatevi a recuperare tutti quelli che vi siete persi! Qual è il rischio da correre, se non quello di imparare qualcosa?


Canale Youtube: Cimdrp
Leggi Bossy
Irene sui social: FacebookTwitter, Instagram

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