Dopo quasi quattro mesi di assenza dal mondo del blogging vero e proprio, finalmente mi rimetto di fronte al mio portatile per buttare giù un post. Ho pensato tanto a quale potesse essere il primo argomento su cui scrivere dopo il mio rientro in Italia. Avrei parlato di quanto l’Erasmus mi abbia cambiato la vita? Nah, troppo banale. Dell’importanza dell’internazionalità e della convivenza tra popoli? Tutte cose già sentite e risentite. Di ciò che ho visto? Se avete seguito la pagina Facebook sapete che l’ho fatto quotidianamente.

Con cosa avrei potuto (ri)aprire le danze, allora? Ho pensato a tutto ciò sull’aereo, mentre in sottofondo avevo almeno un centinaio di italiani che parlavano (o meglio, urlavano) in dieci accenti diversi. Non ero più abituata a sentire parlare così tante persone nella mia lingua madre e quasi mi è venuto da tapparmi le orecchie per quanto fosse strano. A quel punto mi è venuta l’illuminazione. Perché non parlare dell’italianità all’estero?

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(Ecco, evviva i cliché!)

Basandomi sulla mia personale esperienza, vi presento i 7  punti salienti con cui mi sono dovuta scontrare nei quasi cinque mesi lontana da casa. Giusto per rassicurarvi, è stata ardua ma alla fine l’ho scampata. Adesso capirete il perché!

PARLARE CON LE MANI

Niente da fare, lo stereotipo più conosciuto al mondo è un fardello di cui semplicemente non ci si può liberare. Ci perseguiterà a vita e non c’è nulla che possiamo fare a riguardo. Ogni volta che, parlando con uno straniero, ci azzardiamo ad accennare il minimo movimento di accompagno alle nostre parole, aspettiamoci una risata canzonatoria con tanto di caricatura. Il gesto più amato? Questo qui di seguito.

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Ho provato tante volte a spiegare che tutti i nostri gesti hanno un significato proprio e che non vengono fati tanto per. È stato inutile: gli sfottò sono rimasti. Amen.

PRENDERE IN GIRO I FRANCESI RIGUARDO IL 2006

Se ancora non lo avete mai fatto, vi prego, provatelo! È un’emozione unica! Vedere i loro occhi farsi piccoli piccoli mentre le loro labbra trattengono a stento una valanga di parolacce (probabilmente incomprensibili) è una scena impagabile. È bello perché vogliono farti credere che ormai è acqua passata per loro visto che sono trascorsi ormai dieci anni. Anzi, secondo loro sei tu lo scemo che ancora porta a galla questa questione. Eppure, miei cari italiani, sappiate che la ferita è ancora aperta. Eccome se lo è. E come brucia!

zidane

Provate a incitare il nome di Materazzi con tanto di finta testata e tipico sottofondo di Seven Nation Army. Non sarete mai stati più fieri di essere italiani.

ESSERE CRITICATI PER ESSERE SEMPRE IN RITARDO

Ho provato tante volte a spiegare ai tedeschi e agli olandesi che non siamo noi ad essere in ritardo, ma che sono loro che prendono gli orari troppo sul serio.

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Possibile che non vi capita mai un contrattempo? Non perdete mai le chiavi di casa? Non vi chiama mai l’amico loquace proprio mentre state per entrare in doccia? Non vi perdete mai nell’armadio il maglioncino colorato che proprio non potete non mettere quella sera? Andiamo! Purtroppo non me l’hanno mai data vinta e non hanno mai rivisto la loro posizione. Forse avrei dovuto provare ad essere più convincente.

ANDARE ALLA RICERCA DELL’OLIO D’OLIVA

Mettetevi l’anima in pace signori, questa è una ricerca disperata e senza buoni esiti. A meno che non vogliate pagare cifre esorbitanti, intendiamoci. La loro concezione di olio extravergine è veramente curiosa. Dov’è l’extraverginità se l’olio è più chiaro dell’acqua? Cose dell’altro mondo.

ESSERE GIUDICATI PER IL PHON

No, seriamente, questa cosa mi sta molto a cuore. Va bene tutto, ma questo no. A quanto pare i nostri cugini del nord-Europa e i nostri amici nordamericani non si asciugano mai i capelli con il phon. Mai! Nemmeno quando fuori nevica. E vi giuro che ho sentito con le mie orecchie discorsi del tipo “È così bello quando esco con i capelli ancora bagnati e fa tanto freddo che le punte mi diventato tutte congelate come piccole stalattiti!”. Immaginatevi la mia faccia.

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(Sì, era più o meno questa.)

DOVER SPIEGARE CHE L’ITALIANO E LO SPAGNOLO NON SONO LA STESSA COSA

Non potete immaginare quante volte ho dovuto mascherare la mia seccatura con un sorriso cordiale prima di spiegare che la frase che avevano appena detto non era italiano ma spagnolo. Il fatto è che gli stranieri ci provano ad essere carini e a parlarti nella tua lingua… peccato che non la sappiano. Ribadisco che buenos días, te quiero, hola e gracias non sono termini italiani. Sì, lo spagnolo è molto simile all’italiano ma non significa che siano la stessa lingua. E sì, se parliamo i rispettivi idiomi possiamo capirci senza troppe difficoltà e possiamo studiarlo con facilità, ma ciò non significa niente.

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CONSIDERARE FRATELLI TUTTI GLI ITALIANI

Se cammini sovrappensiero per strada o al supermercato e ti capita di incontrare un tuo compatriota, non puoi fare a meno di spalancare gli occhi per la gioia ed esordire con uno di quei tipici “Italiano vero?”. Che poi io dico, come se già non sapessi la risposta! Ma proprio non puoi contenerti, è più forte di te. Sono gli atomi del tuo corpo che riconoscono l’italianità nel povero sconosciuto appena incontrato. Non c’è niente da fare.

Questo è quanto mi ha più colpito da italiana in terra straniera. È sempre curioso vedere come le altre culture ci vedono dall’esterno, come interpretano i nostri modi di fare e come pensano di relazionarsi con noi. Alle volte il confronto è a dir poco esilarante, ma spesso può anche risultare seccante. Immagino sia il rischio che si corre sempre quando si va all’estero, no?

A voi è mai capitato qualcosa di simile?


Revisore: Giorgia Giometti

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