Il countdown è iniziato: tra circa una settimana inizierà il mio Erasmus. Tadadadaaaaan. Mi aspettano quattro mesi di scoperte, riscoperte, avventure, insegnamenti e nuove opportunità (…e va bene dai, anche qualche party!). Tutto questo nella verde Irlanda, il posto che fin da piccola ho etichettato come “l’isola dei lepricauni e degli arcobaleni”. Un posto magico e strabiliante. Un sogno!

È vero, adesso sono un po’ cresciutella e so che la magia non esiste (sigh). Non mi aspetto quindi di trovare pentole d’oro all’aeroporto, unicorni e quadrifogli in ogni dove. Eppure credo che questo posto sia ancora a modo suo… magico. Magico come può esserlo qualsiasi destinazione sconosciuta che non vediamo l’ora di fare nostra.

1

E poi parliamoci chiaro, cosa c’è di più magico dell’Erasmus? Un’esperienza unica, una delle più belle della vita, a detta di chi l’ha fatta. Un’occasione per venire a contatto con altre culture e per arricchirsi delle reciproche differenze. Insomma, per farci sentire finalmente un po’ più cittadini europei senza però dover rinunciare alla nostra identità culturale, al nostro essere italiani.

Il progetto di mobilità internazionale per eccellenza è ormai un’iniziativa molto popolare tra i giovani (ma anche meno giovani) universitari europei. Proprio per questo siamo soliti pensare all’Erasmus come un’iniziativa consolidata e ben definita, ma ci siamo mai chiesti come e quando è nata?

4

Il programma Erasmus (acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students) viene creato nel 1987, anno in cui si sono contati solo 3mila scambi in dodici paesi. L’idea, quindi, non ha da subito attirato troppa curiosità. Ci sono voluti ben 15 anni per arrivare ad un milione di partecipazioni, 7 anni per arrivare a 2, ma solo 3 per arrivare ai 3 milioni. Una partenza lenta che solo dopo aver ricevuto tanti feedback positivi ha consacrato l’Erasmus come tappa d’obbligo per tutti i ragazzi che aspirano al cosmopolitismo (e a qualche mese di avventure e divertimenti, diciamocelo).

3

Questi numeri sono in continuo aumento e auspicano un futuro roseo per i giovani studenti europei. Sono nell’anno accademico 2011-2012, i ragazzi “a spasso” per il continente erano 252.827, l’80% dei quali con una borsa di studio lunga un semestre. I paesi partecipanti erano stati 33: i 28 dell’UE più la gentile partecipazione di Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Turchia.

Amount of direction signs with europeans countries names.

Continuando a parlare di dati e statistiche, secondo l’EUROSTAT sono arrivati in Italia tra il 2012 e il 2013 ben 19.964 universitari stranieri, facendo posizionare il paese al quinto posto per maggior numero di studenti ospitati (dopo Spagna, Germania, Francia e Regno Unito). I primi 7 paesi di provenienza degli studenti erano:

  1.  Spagna 37,19%
  2.  Francia 9,56%
  3.  Germania 9,23%
  4.  Polonia 7,15%
  5.  Turchia 6,05%
  6.  Regno Unito 5,01%
  7.  Portogallo 4,09%

Per quanto riguarda gli studenti italiani all’estero, invece, si sono registrate 25.805 partenze. L’Italia si classifica quindi quarta per maggior numero di partecipazioni, dopo Francia Spagna e Germania. Le 7 mete più ambite erano state:

  1.  Spagna 31,16%
  2.  Francia 14,14%
  3.  Germania 10,52%
  4.  Regno Unito 8,9%
  5.  Portogallo 4,95%
  6.  Belgio 4,6%
  7.  Paesi Bassi 3,36%

Nonostante molti penserebbero il contrario, non sono solo gli studenti che possono fare domanda: il progetto Erasmus coinvolge anche i docenti. Giusto per citare qualche statistica, tra il 2011 e il 2012 46.527 insegnanti e membri del personale accademico hanno preso parte al progetto.

5

Analizzando tutti questi dati, e sommandoli con il resto delle informazioni tratte in quasi 30 anni di storia del progetto Erasmus, emerge che il 10% della popolazione universitaria europea ha svolto un periodo di studio all’estero. L’obiettivo dell’Unione Europea è di portare questa percentuale al 20% entro il 2020, arrivando a coinvolgere un totale di 4 milioni di persone.

Voi che dite, ce la faranno i nostri eroi? Personalmente credo di sì. I ragazzi sono sempre più entusiasti e gli scambi sempre più frequenti e ben organizzati. Oggi mi sento di scommettere in positivo e aspetterò con ansia di sapere il verdetto finale.

Nel frattempo però non voglio andare con la testa troppo in là negli anni. Per il momento penso solo a preparami per quella che si prospetta essere l’esperienza più bella della mia vita.

ShareShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterPin on PinterestEmail this to someone