C’è chi lo chiama chignon, chi, ormai abituato a sentirlo chiamare bun o top knot nei tutorial su Youtube, adotta i termini più ammmericani (con tre M) e chi lo chiama all’italiana, crocchia. Ma alla fine stiamo parlando sempre dell’acconciatura evergreen salvavita a cui ricorriamo quando abbiamo capelli improponibili. Perché di questo si tratta, ammettiamolo. Non mi venite a dire che quando avete i capelli puliti e lucenti pensate ad arrotolarli su se stessi e a sporcarli con la lacca a tenuta extra forte che incollerebbe anche le dita, se solo non vi sbrigaste a toglierle. Non ci crede nessuno.

Forse una volta gli uomini avrebbero anche potuto abboccare a una scusa del genere, ma ormai lo sanno anche loro qual è la vera motivazione. L’acconciatura che per anni è sempre stata associata al mondo femminile spopola ormai già da diversi anni anche tra i maschietti, diventando un vero e proprio trend: il man bun. Uno dei fan più sfegatati di questo look è senz’altro Jared Leto (anche se ora sembra che si sia tagliato tutto per esigenze cinematografiche…sigh), la cui chioma selvaggia è passata alla storia.

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Alto o basso, ordinato o (gradevolmente) disordinato, su capelli ricci o su capelli lisci, sfumato o non sfumato: ognuno lo porta come più gli piace. C’è da dire che non tutti la sfoggiano in maniera valorizzante. Chi glielo dice agli uomini che i capelli lunghi richiedono cura e pazienza? No, non potete semplicemente insaponarvi la testa con il bagnoschiuma, frizionarvi con l’asciugamano e scappare via. Sì, il phon è di vitale importanza se non volete vivere con il torcicollo a vita. E purtroppo sono proprio l’abbondanza di chignon maschili malfatti o trascurati che spesso portano noi donne a storcere il naso solo al pensiero.

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Fino a poco tempo fa rientravo anche io in questa categoria, pensando che il man bun non fosse altro che la versione più lunga del famigerato (e spesso odiato) “isolotto”. Invece mi sono dovuta ricredere: se fatto bene, correttamente sfumato, curato e abbinato con gusto, devo dire che ha il suo perché. E se c’è qualcun’altra là fuori che ancora non ne è convinta, sono pronta a farvi cambiare idea.

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Di materiale online interessante ce n’è a bizzeffe. Basta cercare con l’hashtag #manbun per essere sommerse da migliaia di foto più o meno professionali di figliuoli niente male che (per la nostra gioia) affluiscono ininterrottamente sui social ogni giorno. E beh, come direbbe Leopardi, “E il naufragar m’è dolce in questo mare”.


Revisore: Giorgia Giometti

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