Nello scorso post vi avevo parlato di cosa non ho potuto non mettere nella mia valigia per riuscire a sopravvivere a 2000 km di distanza da casa. Si sa, nel mondo di oggi l’attaccamento alle cose materiali è tangibile. Quello che però non va mai e poi mai sottovalutato, anche nell’era dove Apple e Windows regnano sovrani, sono le emozioni (questa è una intro piuttosto sdolcinata, sì. Ogni tanto capita anche a me!)

Insieme a vestiti, scarpe, bigiotteria e adattatori, le mie valige (da notare l’uso del plurale) sono stracolme di sentimenti contrastanti che si accavallano l’uno sull’altro senza sosta. Perché non credetevi che sia tutto rose e fiori come può sembrare dall’esterno. Per ogni avventura che inizia, ce n’è sempre un’altra che finisce. Quindi, per quanto partire è senz’altro eccitante, è anche ugualmente spaventoso.

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Eppure noi siamo gli artefici del nostro destino e sta a noi decidere con che spirito affrontare i nuovi capitoli della nostra vita. Tutto dipende esclusivamente da noi. Quali sentimenti vogliamo mettere in valigia? Quali siamo obbligati a portare, anche se a malincuore? Cosa vogliamo invece lasciare a casa?

La scelta è molto personale e inopinabile, secondo me. E allora arriviamo alla domanda del secolo: quali emozioni imbarcherò per l’Irlanda? Ecco la mia lista.

Per prima cosa va messa un po’ di curiosità e voglia di imparare. Perché non si può andare da nessuna parte senza di loro, in Erasmus come nella vita in generale. “Never stop being a student” è uno dei miei motti preferiti. Il mondo è pieno di cose da scoprire e rivalutare, dobbiamo solo avere la mente aperta per apprezzarle a pieno. Ah, giusto! Ricordate di portare anche quella!

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Accanto ci sono subito l’umiltà e il rispetto. Sono vicini per questioni di comodità: non puoi essere capace di apprendere qualcosa di nuovo se non sei umile e rispettoso. Nei confronti di una nuova cultura, di nuove usanze, di nuove leggi, di un nuovo stato. Quando si va all’estero si è ospiti, non bisogna mai scordarlo.

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Poi c’è qualcosa che non si può mai lasciare a casa: la felicità. Alla fine è l’obiettivo primario di ogni cosa che facciamo. Ridere, godersi la vita, essere sereni, fare ciò che ci piace… nessuna esperienza può essere soddisfacente senza tutte queste cose. La felicità va messa all’angolo, in un posto tattico da poter trovare velocemente, visto che sarà una delle prime cose da tirare fuori.

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Poi passiamo alle quattro tasche superiori, fatte per contenere oggetti piccoli ma utili. È qui che vanno messi coraggio, forza, determinazione e amor proprio. Per essere tirati fuori alla prima difficoltà, al primo momento “no”. Perché tanto verranno, non possiamo evitarli in eterno. L’importante è che siano brevi e passeggeri.

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Però, il modo migliore di allontanarli e per viverci il nostro soggiorno nel modo più sereno possibile è quello di far ricorso alla nostra capacità di adattamento. Dobbiamo fare del nostro meglio per portarne a sufficienza. Facciamo bene spazio, quindi!

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Potremo mai partire senza un po’ d’amore? Per noi stessi, per le persone, per la nostra nuova casa, per il paese che ci ospiterà. Assolutamente no.

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D’accordo, il grosso c’è. È rimasto uno spazietto, però. Cos’altro potrebbe essere utile? Ci sono! Il divertimento. Bisogna sempre trovare il tempo (e lo spazio) per quello.

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Come potete vedere, la valigia è piena. Non c’è quindi posto per sentimenti come l’ansia, la paura, l’insicurezza, la rabbia e la tristezza. Lasciateli quindi a casa, non sono i benvenuti sul nostro aereo, né nella nostra vita in generale. Circondatevi esclusivamente di cose belle, di persone che vi fanno stare bene e di tante, tante esperienze.

Credo che ci siamo: il trolley può essere chiuso, caricato in macchina e portato all’aeroporto. Ma non pensate che sia leggero e maneggevole come può sembrare. Il peso delle emozioni non è indifferente. Ma sapete che vi dico? La fatica del trasportarlo fino a destinazione sarà ripagata, ve l’assicuro.


Revisore: Giorgia Giometti

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